Denim italiano: italian denim makers – intervista ad angelo figus

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Direttore Artistico del progetto in scena a Pitti Filati, con una preview a Pitti Uomo

Come nasce Denim Italiano: Italian Denim Makers? 

Nasce dall’esigenza di un gruppo di aziende di trovare la giusta collocazione nella presentazione della propria eccellenza produttiva, tutta Made in Italy. Realtà forti che credono in un progetto condiviso di filiera italiana del denim: dalla progettazione al capo finito, dall’abbigliamento agli accessori.
Il denim si presta a condizionare anche la parte più formale del nostro guardaroba: non solo tela jeans, ma anche pelle o lana, sono tutte espressioni della sua contemporaneità. Al mondo esistono moltissime realtà votate al denim, ma solo in Italia abbiamo le migliori imprese che producono la materia prima completa, dal filo al tessuto. E’ arrivato il momento di raccontarle!
Il progetto sarà accompagnato anche da un viaggio fotografico che parlerà, svelando una sorta di poetica industriale, di luoghi, macchine e persone che fanno dell’Italia il Paese del premium denim mondiale.
Che valore ha oggi la parola “filiera”? E “network”? 
Viviamo nel secolo della tracciabilità, del km 0, della rete, del glocal … Concetti spesso inflazionati, ma non in questo caso! Esiste la concreta possibilità di creare un consorzio di eccellenze che cooperano per una nuova prospettiva produttiva per il futuro del denim. Si tratta di cambiamenti già in atto, ma che trovano in questo progetto il modo più giusto per essere raccontati.
Ogni azienda porta una sua specificità, ognuno mette a disposizione le proprie abilità. 
Cosa ti ha colpito di più nelle loro storie? 
Che una rete esista è evidente: alle prime 5 aziende che hanno aderito al progetto, sono seguiti immediatamente confezionisti, lavaggi, uffici stile e accessoristi. Mi colpisce il fatto che tra imprese che potremmo definire competitors non vi è mai una reale sovrapposizione, sono tutte realtà in cui i limiti dell’una trovano estensione nelle possibilità dell’altra. Ed è proprio con questo progetto che metteremo in evidenza il vero DNA di ogni partecipante, come elemento imprescindibile dell’intera catena. L’Italia del denim è un vivaio ricchissimo e complesso di capitani di industria  e specialisti riconosciuti e contesi, talvolta refrattari alla comunicazione. Spero di potervi raccontare attraverso questo progetto la risorsa economica e umana che queste persone rappresentano per l’Italia …
Come possiamo allora fare conoscere queste realtà? 
Con Denim Italiano: Italian Denim Makers, abbiamo resettato il concetto di forum tradizionale, dove le varie categorie merceologiche sono appese a un muro o composte su un tavolo, e abbiamo creato una collezione di capi e accessori che esprimono le capacità di ciascuna azienda. Una modalità espositiva nuova e orientata al prodotto dove, attraverso quattro temi guida, stilisti, modellisti, tessutai, confezionisti, lavanderie, accessoristi, stamperie e ricamifici si sono allineati, applicando il proprio saper fare.
Parlami del valore del denim italiano nel mondo?
Possiamo dire che la storia del denim fa rotta sull’Italia e su Genova. Ma in tempi più recenti, negli anni ’60 e ’70, è stato Elio Fiorucci a mettere il proprio nome su un pantalone di tela indigo, rivoluzionando il concetto del denim di design ed elevandolo da capo workwear a status symbol. Oggi, non c’è azienda di denim che non utilizzi macchine italiane, competenze italiane, tecnici italiani e creatività italiana. Ma il vero Made in Italy è ciò che nasce, cresce e si sviluppa interamente nel nostro Paese. Ed è da questo che bisogna partire.
Come si sviluppano i 4 temi del progetto? 
Ciascuno dei 4 temi, nelle linee uomo e donna, è stato sviluppato da uno stilista o studio operante in Italia che, per inclinazioni creative e di ricerca, è più vicino alla sensibilità del tema.
Vero: rappresenta il denim legato alla tradizione e alla storia dell’indumento da lavoro. Privilegia lavaggi e trattamenti dal sapore vintage, legati ai metalli, alla terra, al grasso dei macchinari…
Palestra: è il denim raccontato in chiave sportiva, attraverso la fusione di materie diverse. Non si tratta della tuta da palestra, piuttosto di uno stile con citazioni colte come la scherma, il tiro con l’arco e con richiami a discipline che forniscono elementi estetici inusuali.
D-segno: è il denim contemporaneo, minimale e grafico. Privilegia forme nette, dettagli precisi e lavaggi che esplorano le molteplici possibilità tattili della materia. Si tratta di tessuti denim mischiati a kevlar, cachemire e seta.
Infine, Sartoria: la rilettura del guardaroba formale e dei tessuti della sartoria in chiave denim. Questo tema è probabilmente quello dove si coglierà maggiormente il mutamento del nostro modo di vestire e di concepire l’eleganza.


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